Qui c’è tutto e il contrario di tutto.
Preparatevi alla sconvolgente impostazione di Bataille, abituatevi a una risata molto particolare, a mio dire, tra la smorfia tragica e il paradosso zen dei koan, ci si può abituare, ma non ci si assuefà certo ad essa…L’atteggiamento è quello giocoso, magari fosse ingenuo come quello di un bambino…E’ un giocatore di dadi colui che si propone.
Lancio di dadi a cui vi invito oggi, provando l’ebrezza e anche la sconvolgente prosa, da alcuni definita verbosa, da altri fulminante, io dico semplicemente: leggetelo! Sperimentatelo, voglio dire non in chiave concettuale, ma di vera e propria esperienza.
Non vi aspettate di trovare il pensiero di Nietzsche, ma vale la pena conoscere questo testo, non tanto le giustificazioni contro le accuse rivolte a Nietzsche di aver ispirato Hitler, se anche quest’ultimo si mostrò in pubblico con il bastone appartenuto al filosofo, dono della sorella, Nietzsche è assai lontano da rivisitazioni fasciste, naziste, Bataille lo ribadisce, lo dimostra… Ma ciò che davvero è importante, e ci interessa qui, non è capire questa lunga interrogazione, accorata, preoccupata di Bataille, lanciamo i dadi, lasciamoli andare, non cerchiamo di capire, ma di esperire provando a essere, anche solo per un attimo, quegli spiriti liberi, quegli uomini totali, non asserviti, né manipolabili, tentiamo…Se è vero che il pensiero rende più liberi e leggeri, non scoraggiamoci dal peso di considerazioni grevi di caduta che Bataille non ci risparmia, quell’informe, ctonio e magmatico che lo rende febbrile ci contagerà.
C’è nell’essenza dell’uomo una tensione violenta verso l’autonomia, la libertà dell’essere. La totalità ha un sapore di libertà.
Il problema essenziale dibattuto in questo libro disordinato, così Bataille lo definisce e mi trova d’accordo, è ispirato a risolvere il problema dell’uomo totale.
Scriverà che gli uomini sono un’immagine frammentaria e particolare dell’uomo, bisogna addizionarli per ottenere un uomo. L’uomo totale, simile a una pietra miliare che possa indicare all’umanità dov’è arrivata fino a quel momento, esiste?
Quando vi dicevo, in apertura, che l’aspetto straordinario è l’immensa contraddittoria, antitetica apertura al tutto e al contrario di tutto, intendevo riferirmi alla sua prosa ribollente che rende il movimento, incessante, tormentato
Questo Uomo totale si nasconde, ma da che cosa? In che misura e come, non è dato saperlo, ma Bataille ci spiega, l’uomo- legato- al compito-di cambiare il mondo e questi trattini posti tra una parola e l’altra, mi chiedo, uniscono? Legano? Frammentano? Ognuno di noi è solo un aspetto frammentario e poi ecco le sue tipiche, eccessive provocazioni che pungolano.
Se la serietà è il sangue e non c’è niente da fare, bisogna che la vita libera, senza lotta, svincolata dalle necessità dell’azione e non frammentaria, appaia sotto una luce di frivolezza: in un mondo liberato dagli dei, dalla preoccupazione della salvezza, perfino la “tragedia” è solo un divertimento, una distensione, subordinata a scopi cui mira soltanto un’attività.
Questo modo di entrare dalla “porta di servizio” della ragion d’essere degli uomini, ha più di un vantaggio. In questa maniera l’uomo integrale si rivela prima di tutto nell’immanenza, a livello di una vita frivola. Dobbiamo ridere di lui, fosse anche profondamente tragico: ecco una prospettiva liberatrice, egli acquista la peggiore semplicità, la nudità. Poi rincara la dose, ringrazia coloro che hanno un atteggiamento austero e lo definiscono un uomo vuoto che si perde in inutili fantasticherie e lui è d’accordo con costoro! Infatti aggiunge che l’uomo integrale è solo un essere in cui si annulla la trascendenza, da cui niente è più separato: un po’ burattino, un po’ Dio, un po’ pazzo…
Se voglio, dirà Bataille, proseguendo, realizzare la mia totalità nella coscienza devo riferirmi all’immensa, comica convulsione di tutti gli uomini. Attenti perché se siete ancorati al senso e alla ragione, voi uomini di concetto, Bataille vi dice che l’azione sensata, diretta a uno scopo preciso dà all’umanità odierna l’aspetto frammentario, prendiamone atto, aggiunge poi che l’esistenza intera è situata al di là di un senso, è la presenza cosciente dell’uomo nel mondo in quanto egli è “non senso.”
Altro termine cardine è la chance.
Quindi l’uomo totale non può essere trasceso dall’azione, né dominato da essa, perderebbe la sua totalità. Non si è capita una sola parola dell’opera di Nietzsche, afferma Bataille, prima di aver “vissuto” questa smagliante dissoluzione nella totalità.
Anche gli artisti, seppur il loro sia un piccolo campo libero al di fuori dell’azione, gli scrittori a suo dire sognerebbero di rinunciare a questa libertà che ha implicato la rinuncia al mondo reale per la propaganda.
Solo Zarathustra, poeta che non accettò mai le lodi, non perse mai il filo di Arianna che è il non avere alcun fine e il non servire alcuna causa, la causa, lui lo sapeva, tarpa le ali. L’assenza di causa ributta nella solitudine, è la malattia del deserto, il grido che si perde in un grande silenzio. E l’eterno ritorno? Coerentemente a quanto affermato, gli istanti, se considerati come mezzi, hanno uno scopo, ma il “ritorno” toglie il motivo all’istante, libera la via dai fini, il ritorno è il deserto dell’uomo per il quale ogni istante si trova ormai immotivato. Nella Gaia Scienza Nietzsche scriverà: “I pensatori sotto l’influenza di astri dalle orbite cicliche non sono i più profondi, colui che guarda in se stesso come in un universo immenso e porta in sé vie lattee, sa anche quando tutte le vie lattee sono irregolari; esse conducono fino al caos ed al labirinto dell’esistenza.”
Creando suggestioni, spero di avervi introdotto in modo adeguato sebbene mai sufficiente, non è semplice
Avvertite: caduta, riemersione, il bordo…Questo il movimento…