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Blaise Pascal Pensieri e Eternità

Vedremo questa opera alla luce di un macro argomento da sviscerare opportunamente, l’Eternità.

Il taglio e le scelte compiute sono relative a questo concetto ineffabile. Non toccheremo la celeberrima scommessa per cui secondo il ragionamento di questo filosofo convenga credere, un po’ debole a mio avviso.

Come Le Confessioni di Sant’Agostino, questi pensieri, vergati dal filosofo già tormentato dalla malattia che doveva condurlo alla tomba, su sparsi foglietti amorosamente raccolti dalla sorella Gilberte, sua biografa affettuosa, poi riordinati dal figlio di lei, sono più che un ‘opera di propaganda religiosa, la storia di un’anima, lo specchio di una mente sublime e di un grande cuore. Un messaggio positivo che rintraccio immediatamente, sul prendersi cura di noi, sul volersi bene.

Opponiamo alla tristezza del vivere, la bellezza, la motivazione delle nostre scelte compiute esercitando il discernimento.

Naturalmente dovremmo essere consapevoli che raramente ciò porterà a uscire definitivamente dalla miserrima condizione umana, se non per il lasso di un secondo. Le radici dell’infelicità continuano , purtroppo a germogliare, ma se ne siamo consapevoli, se guardiamo in faccia i nostri dolori, possiamo mantenerci attivi. I Pensieri possono essere uno di quei testi che non si leggono mai interamente, ma che si tengono a portata di mano per sfogliarli, meditare, affrontare e non evadere. La sua filosofia scarnifica, scava, toglie il superfluo per bonificare i nostri tormenti, le malinconie e i dissidi interiori dovuti alla nostra condizione ambivalente tra finito e infinito.

Infatti, uno dei punti chiave della teologia e filosofia pascaliana è il concetto di “divertissement” che potremmo tradurre come distrazione.

Ogni uomo è a metà tra due grandi abissi, il nulla e l’infinito. Cos’è l’uomo nella natura? Ciò si legge nel Pensiero n. 72. “Un nulla in confronto all’infinito, un tutto in confronto al nulla, un qualcosa di mezzo tra nulla e tutto.”

L’uomo è una corda tesa fra il nulla e l’infinito, è in continua oscillazione e tensione fra immanenza e trascendenza, fra tempo e eternità.”Ecco che per non pensare in che modo si può collocare in questo “essere fra”, o “essere in”, l’uomo decide di non pensarci più .

L’uomo si chiude a ogni percezione e perde l’orizzonte di senso.

Questo un monito, oggi molto attuale, distrazioni, social,…ci portano falsi divertimenti rendendoci sempre più dipendenti da realtà materiali, o virtuali che ci sottraggono tristemente a noi stessi. Riempiono il tempo per impedirci di pensare.

Se leggerete Pascal, credenti o meno che siate, risveglierà in voi quella nostalgia di infinito che è racchiusa in ognuno di noi.

Un autore che ci ricorda come la vita autentica sia aprire le porte alla percezione dell’altro da noi, che sia mondo o si tratti del nostro prossimo, soprattutto in Pascal, c’è questa immensa spinta interiore a immergerci in quel pozzo eracliteo, emblema della nostra interiorità. Dirà:”Bisogna conoscere se stessi : anche se questo non servisse a trovare la felicità, almeno servirà a regolare la propria vita, e non vi è niente di più giusto.”

Dobbiamo prendere consapevolezza, ogni giorno di più, che siamo fragili, nudi, vulnerabili e limitati.

Questa opera, rispetto alle Lettere provinciali presenta un carattere intimo, spontaneo e frammentario e ci offre un mare di meditazioni e di splendide intuizioni nelle quali il lettore di tutti i tempi trova lo specchio della propria anima, dei propri dubbi, del proprio tormento interiore. L’uomo che emerge da questo forse involontario diario di un’anima, è sì un uomo tormentato dalla coscienza dei propri limiti e dall’anelito a una certezza di fede che talvolta sembra sfuggirgli, è sì uno spirito mistico, ma è anche un tipico francese del seicento, un uomo che ha letto e meditato gli Essai di Montaigne. A proposito di coloro che si sono occupati della conoscenza di loro stessi, critica Montaigne, perché certamente aveva sentito la mancanza di un giusto metodo e scioccamente aveva voluto dipingere se stesso con le sue massime e Pascal, senza mezzi termini, dirà che dire sciocchezze per caso e per debolezza è un male comune, ma dirne di proposito è insopportabile. Sottolinea che i difetti di Montaigne sono grandi, non in Montaigne, dirà, ma in se stesso, trova tutto quello che vedeva in lui. Quello che in Montaigne c’è di buono, non può essere acquisito se non con difficoltà, ma seppur criticando, ha dato spazio a questo grandissimo pensatore e io con lui, quindi vi invito a leggerlo con attenzione, seppur non d’accordo su tutto, i suoi Essais sono una perla.

Pascal perseguendo studi scientifici, matematici ha una mente abituata a quell’esprit de geometrie che lo aveva portato a compiere ricerche importantissime. L’arguzia, la fine ironia, la profondità e talvolta l’epigrammaticità dell’osservazione, fanno capolino.

Fioriscono ritratti arguti e penetranti, non dimentichiamo che conobbe, pur tenendosene alquanto in disparte, il raffinato mondo della buona società francese dell’epoca.

L’uomo sempre oscillando tra scienza e esperienza metafisica, finito e infinito, mostra nel dualismo una sempre costante tensione.

Distinguerà due tipi di spiriti, uno che ha il dono di cogliere le conseguenze dei principi, l’esprit de finesse, di intuizione, l’altro che ha il dono di comprendere un gran numero di principi senza confonderli ed è lo spirito matematico, l’esprit de geometrie. Uno è forza e equilibrio della mente, l’altro ampiezza, apertura.

Stupendo il suggerimento tutto contemplativo di Pascal: “L’uomo contempli la natura intera, nella sua alta e piena maestà, allontani il suo sguardo dagli oggetti meschini che lo circondano. Guardi quella luce sfolgorante, disposta come una lampada eterna per rischiarare l’universo…La terra gli appaia come un punto a confronto del largo giro che questo astro descrive e si stupisca del fatto che questo vasto giro non è che un tratto insignificante in confronto a quello che abbracciano gli astri rotanti nel firmamento.