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Marcuse, Freud e i miti in Eros e Civiltà

Nella metapsicologia di Freud non c’è posto per l’istinto di operosità, riprende il mito di Prometeo e lo traduce in lavoro non libidico, fatica spiacevole che viene imposta e ciò la rende ancora più spiacevole.

La cultura ricava gran parte della sua energia sottraendola all’Eros, alla sessualità sublimandola. La cultura esige una sublimazione continua e con ciò essa indebolisce l’Eros.

La cultura della civiltà industriale ha fatto dell’organismo umano uno strumento sempre più sensibile, differenziato e intercambiabile, pensiamo oggi come il nostro organismo, nemmeno troppo affaticato di homo faber sia neutralizzato e appiattito sui meccanismi di produttività e consumo! La civiltà deve difendersi contro lo spettro di un mondo che potrebbe essere libero.

Se la società non può usare la propria produttività per ridurre la repressione perché ciò sconvolgerebbe la gerarchia e lo status quo, la produttività deve venir rivolta, pensate…Contro l’individuo, diventa uno strumento di controllo universale. Il capitalismo da libero diviene organizzato e si riflette sul declino della funzione sociale della famiglia. I mass media, i mezzi tecnici e manipolativi tagliano fuori la famiglia contro cui non può più competere, nella lotta tra le generazioni, le parti sembrano spostate, il figlio la sa più lunga, rappresenta un principio di realtà maturo rispetto alle antiquate e superate forme paterne. La sua autorità come trasmettitore di ricchezza, capacità ed esperienze è considerevolmente ridotta, ha meno da offrire e quindi meno da proibire!

Meditate! Meditate genitori, educatori di questo universo alienato in cui il Super- io per dirla in termini freudiani si spersonalizza, si congela in un sistema amministrativo oggettivo.

I beni e i servizi acquistati controllano i nostri bisogni e pietrificano le nostre facoltà.

In cambio delle merci che arricchiscono, vendiamo il nostro lavoro, ma anche il nostro tempo libero, non si può fuggire dal frigo pieno, dalle comodità ipertecnologiche, dallo shopping sfrenato, dai falsi bisogni, come Adorno, Horkheimer, Gunter Anders, Bauman e tanti altri uomini illuminati hanno messo in luce.

Solo Nietzche seppe smascherare il falso dell’Occidente di una morale prigioniera della volontà che non ha potere sul tempo.

Dal senso violento, opprimente, soffocante di questa civiltà oppressiva tratteggiata da questa sorta di unicum critico costituito da Freud-Marcuse, se ne esce? E se, dico se… riusciamo a sfuggire, come?

E’ vero che esiste un modo di lavoro che offre un’intensa soddisfazione libidica: è il lavoro artistico che è piacevole nella sua esecuzione. Il lavoro artistico, quando è genuino, sembra nascere da una costellazione non repressiva degli istinti e tendere a un obiettivo non repressivo.

Freud osserva che il lavoro quotidiano per guadagnarsi da vivere offre una soddisfazione particolare se è stato scelto liberamente,infatti il progresso stesso della civiltà e il principio di prestazione hanno raggiunto un livello di produttività tale che permetterebbe di ridurre considerevolmente la richiesta sociale di energia istintuale da spendere in lavoro alienato. Di conseguenza, l’organizzazione repressiva degli istinti, che continua a esistere, sembra essere resa meno necessaria e qui ecco fare la sua apparizione la Filosofia, essa sfocia nella visione di una forma più alta di ragione che costituisce proprio la negazione di questi tratti e che è fatta di: ricettività, contemplazione, godimento. Dietro la definizione di soggetto nei termini di un’attività sempre più trascendente e produttiva dell’Io, sta l’immagine della redenzione dell’Io, cioè del placarsi di ogni trascendenza in un modo di essere che abbia assorbito ogni divenire, che sia per e con se stesso in ogni attività. La metapsicologia di Freud restituisce all’immaginazione i suoi diritti.

Come processo psichico fondamentale e indipendente, la fantasia ha un proprio valore di verità, ha in sé il superamento della realtà umana antagonistica. L’immaginazione tende alla riconciliazione dell’individuo con il tutto, del desiderio con la realizzazione, della felicità con la ragione. Dietro all’illusione sta la vera conoscenza e ciò si realizza nell’arte! Ancora una volta filosofia e arte si incontrano e ci suggeriscono vie d’uscita…Freud ci dice che l’immaginazione dà forma al ricordo inconscio, quello libidico, represso, infantile. Sotto il dominio del principio di prestazione, l’arte oppone alla repressione istituzionalizzata, l’immagine dell’uomo come soggetto libero.

Dalla psicoanalisi, alla filosofia, all’arte e ora approdiamo al Mito. Se Prometeo era l’eroe civilizzatore della fatica e della produttività, come Freud aveva individuato, il cui progresso partiva dalla repressione degli istinti, all’opposto Orfeo e Narciso liberano dal tempo l’uomo, uniscono l’uomo a Dio e alla natura. Orfeo e Narciso riconciliano Eros e Thanatos, rievocano l’esperienza di un mondo che non va dominato e controllato, ma liberato, sciogliendo i nodi e le forze dell’Eros, non più concepite come distruttive, ma al contrario come bellezza che pacifica. All’amore di Narciso risponde l’eco della natura. E’ vero che Narciso si presenta come l’antagonista di Eros, egli disprezza l’amore che unisce gli altri esseri umani, per questo viene punito da Eros. Come antagonista di Eros, Narciso simboleggia il sonno e la morte, il silenzio e il riposo.

Narciso rappresenta il sonno e il sogno, la reverie, nello specchio delle acque tenta di afferrare la propria bellezza. Curvo sul fiume del tempo, nel quale tutte le forme passano e fuggono, egli sogna…

Orfeo e Narciso sono simboli di realtà, ci tengo a sottolinearlo, esattamente come Prometeo. Alberi e animali rispondono alla parola di Orfeo, la primavera e la foresta al desiderio di Narciso. L’Eros orfico e narcisistico risveglia e libera potenzialità che sono reali in oggetti animati e inanimati, nella natura organica e inorganica, reali ma rimossi, in una realtà non- erotica. L’Eros orfico trasforma l’essere: vince la crudeltà e la morte.

Il suo linguaggio è canto e la sua opera è gioco. La vita di Narciso è una vita di bellezza, la sua esistenza è contemplazione. Mi piace questa interpretazione perché le immagini evocate ci portano a quella dimensione estetica nella quale il principio di realtà va ricercato e comprovato. E’ vero che questa dimensione non può convalidare un principio di realtà, come l’immaginazione che ne è la facoltà psichica costitutiva, il regno dell’estetica è essenzialmente non realistico, ma la funzione estetica è importante, è mediatrice e simbolica. Soggetto e oggetto diventano liberi in un senso nuovo.

L’ordine della bellezza risulta dall’ordine che governa il gioco dell’immaginazione con la nozione cognitiva della comprensione e tutto ciò crea un collegamento forte tra natura e libertà.

Dopo sociologia, filosofia, mito e psicoanalisi,…giochiamo…

L’uomo è veramente libero quando la realtà perde la sua serietà e quando la sua necessità diventa leggera…allora l’uomo è libero di giocare con le sue facoltà e potenzialità e con quelle della natura, soltanto giocando con esse egli è libero, vive in un mondo in cui egli ha libero gioco e il cui ordine è quello della bellezza come realizzazione di libertà.

Però attenti al finale…Affermazioni simili rappresenterebbero una sorta di estetismo irresponsabile, se il regno del gioco fosse costituito da: ornamenti, lusso, vacanze, in un mondo sotto tutti gli altri aspetti repressivo. La cultura estetica, come principio che governa tutta l’esistenza, invece, rappresenta e deve rappresentare una rivoluzione totale del modo di concepire e di sentire…Rimaniamo così…trattenendo questa visione…

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