Vi segnalo, per me illuminante, il “metalogo” di Bateson tra padre e figlia, storie inserite una dentro l’altra, sono un espediente ipnotico, un metodo per indurre lo stato di trance, c’è un modo per essere vicini alle cose, ma anche a noi stessi e in Bateson risulta essenziale il legame tra la sospensione della conoscenza e la messa tra parentesi linguistica. Centrale il termine “ inconsapevolmente” come porta d’ingresso e insieme esperienza di chiusura e di apertura. Quando arriva “la pace della sera” secondo Lacan, noi non vediamo noi stessi, ci deve essere infatti tra noi e noi una distanza, deve agire un’interruzione, un silenzio. Lacan non parla di parentesi, però ci dice che l’effetto d’inconscio, l’eco del significante si dà solo quando il soggetto parlante gli lascia spazio.
Il ridere, il sorriso, il gioco hanno una parte essenziale, è l’idea di realtà a oscillare e a modificarsi.
Un altro esercizio è il “vedere fenomenologico” di Heidegger, se vi sembra tutto molto ostico sappiate che sceglie l’esempio più banale, quel tavolo che avete lì davanti e girandovi attorno insisterà nel suo esercizio per arrivare a mostrare come questo oggetto qualunque, qualora ci arrischiamo a vederlo, non sarà più semplicemente un oggetto, ma una provocazione al nostro dire, legando il vedere e il dire in un gesto, quello che lega la percezione al linguaggio. L’esercizio di questo vedere chiede un tempo ancora più lento, quasi un contro- movimento rispetto alla fretta del comprendere. Lo slargo, Lichtung, un neologismo di Heidegger, una luminosità immprovvisa.
Il vedere è il senso del lontano, della distanza, lontananza che ci immette in un luogo spaesante, allucinatorio, angosciante, ma non scappate!
Siate fenomenologi, infatti alla fenomenologia appartiene l’atto di volontà di non opporre resistenza a questo introdursi.
Lasciare che le cose si mostrino, per quanto sono nascoste, modificare lo sguardo è faticoso, occorre addestramento. Qui giungiamo a un fulcro importantissimo ritorniamo al tavolo.
Tutto ciò produce un movimento duplice, non possiamo accontentarci di seguirne lo svolgimento solo dalla parte della cosa, se no potremmo fraintendere, occorre guardare all’essere del tavolo e al tempo stesso come si sottragga all’idea di una semplice cosa.
Allora è proprio il tavolo a darsi a vedere, a produrre un appello che coniuga il visibile con il dicibile, così che il movimento porta dal tavolo come cosa che esiste al di là delle sue qualità, al medesimo tavolo come cosa che mi rivolge la parola. Potremmo allenarci all’ascolto del lasciar vedere, cosa significa in pratica? Prendere a descrivere le modalità che ci permettono di ascoltare le parole che le cose ci rivolgono quando vengono liberate dal nostro sguardo che pretende di vedersi e dunque di impadronirsene visivamente.
Ciò rende noi ciechi, murati nell’illusione rappresentativa e le cose mute, murate in oggetti semplicemente presenti.
Il vedere fenomenologico di Heidegger richiede, invece, un allontanamento di sé e da sé a partire di quell’orientamento della spazialità che è il nostro essere corporeo.
Confini e distanze misure che verranno prese insieme al vostro Consulente filosofico…