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Deleuze e il concetto di Caos

Intrigato come me dal concetto di Caos del testo omonimo divulgativo di James Gleick, si nutre di matematica, fisica, fa riferimento a Poincaré e a Boutroux e vi rimando all’introduzione del testo La Piega, Leibniz e il Barocco che li vede contrapposti. Deleuze, viene fatto notare, non è il solo, non è il primo a rendersi conto che la geometria frattale di Mandelbrot, e il principio di autosomiglianza su scale diverse fanno pensare all’intuizione leibniziana di una goccia d’acqua che contiene al suo interno un intero universo, le cui gocce d’acqua contengono al loro interno nuovi universi e così via all’infinito. La matematica è un segno di ordine, ma cosa accadrebbe se la velocità diventasse di grandezza infinita? La domanda non ha senso nel contesto della scienza del caos, poiché non esistono sistemi dinamici dotati di velocità infinita, ma ha senso nel contesto di una metafisica del caos perché la velocità infinita ci introduce all’ipotesi di un caos assoluto, da cui sparisce ogni residuo d’ordine. Nella Piega si legge che il caos non esiste, il caos è soltanto un’astrazione. Il caos non è uno, è ciò che infrange ogni unità, ogni ordine, ogni regolarità dettata dal pensiero, ma soprattutto il caos non è uno stato inerte o stazionario, non è un miscuglio a caso. E qui mi esalto! Poniamo di definire il caos come assenza di ogni regola, questa non può diventare a sua volta la regola del caos.

Se il caos è davvero l’assenza di ogni regola, nemmeno l’assenza di ogni regola può diventare una regola, non fa una Piega… Il caos caotizza e possiamo quindi affermare che produce spontaneamente regolarità.

Il caos genera isole di regolarità. Serres puntualizzerà che ciò che conta è che il Mondo a questo punto scompare, si dilegua e con esso l’Universo, la Natura, il creato, il cosmo, il fuori, l’impensabile. Dovremmo parlare, udite udite!

Di un Caosmo, di un paesaggio metaforico in cui il caos convive con il cosmo, non esiste un uno -tutto e neanche il caos è un uno- tutto.

Il caos convive con il non caos, genera spontaneamente ordine, regolarità, genera più cosmi. Ogni cosmo, ogni isola di regolarità, si trovano nel mare di un’infinita irregolarità. Esistono zone dove la velocità infinita del caos rallenta, queste zone, ci dice Deleuze esistono oggettivamente, sono reali, generate dal caos stesso, non sono frutto della nostra immaginazione, è di esse che si occupa la scienza, di velocità rallentate. Deleuze si chiede se esista l’evento e il caso, per lui non esiste che questo, si rifà a Mallarmé e a Nietzsche che ci hanno offerto la rivelazione di un Pensiero- mondo che effettua “un lancio di dadi”. Ma per loro si tratta di un mondo senza principi, di un mondo che li ha persi tutti così che il lancio di dadi si configura come la potenza di affermare il Caso, che è assenza di ogni principio.” Ma chi ci dice che il caso esista veramente?

Il caos metafisico di Deleuze è irregolare, incalcolabile e si biforca . Là dove non vale più alcun calcolo, regola, la biforcazione matematica si trasforma in biforcazione metafisica, ecco allora

Il giardino dei sentieri che si biforcano di Borges,che se non avete letto dovrete farlo assolutamente e al più presto anche se non siete d’accordo con questo originale antiplatonismo deleuziano.

Lui non se la prende, infatti con l’Idea, con il mondo vero, celato dietro a quello delle apparenze, non direbbe nulla di nuovo, il suo è un attacco più incisivo all’idea platonica che il mondo abbia un’ossatura matematica, idea che percorre l’opera di Leibniz che gli oggetti matematici esistano e strutturino la realtà. Deleuze smonta, scompone e manda in frantumi questa ottica.

Per Deleuze, quello di Leibniz e del Barocco in generale è uno degli ultimi, grandi tentativi di salvare il Mondo, la ragione, l’ordine, prima che il nichilismo irrompa sulla scena. Ma la vera novità del pensiero di Deleuze, rispetto agli altri esponenti del nichilismo, è che egli non si limita a interpretare il crollo del Mondo in termini storici e culturali.

Non si tratta di un mondo storico che si decompone in una pluralità di mondi, ma è il mondo stesso reale a perdere il centro, cioè la sua unità e coesione nella metafisica del caos.

Ecco spiegato il fatto che pur mantenendo le distanze da Leibniz, Deleuze insieme a noi rimane leibneiziano. Il neo- baracco resta una forma di pensiero metafisico assai vicino alla filosofia di Leibniz. Infatti pur abbandonando l’ipotesi di Dio, o il postulato teologico della metafisica classica, se non è possibile salvare il mondo, possiamo salvare la nostra libertà che come vi dicevo è un problema, un interrogativo di Deleuze che risuona in ogni pagina.

Salvare la libertà dell’uomo, ma come? Il pensiero come dicevamo è percorso dal caos, il pensiero del fuori è pensiero del caos, di un caos che il pensiero cerca sempre di condurre all’ordine.

In “Che cos’è la filosofia” Deleuze e Guattari dicono:”Noi chiediamo solo un po’ di ordine per proteggerci dal caos.”

Nulla è più doloroso, più angosciante di un pensiero che sfugge a se stesso, di idee che fuggono, che spariscono non appena abbozzate, già rose dall’oblio o precipitate in altre che neppure riusciamo a controllare.” ma l’ordine che il pensiero cerca di scorgere nel caos è un ordine che il pensiero semplicemente sovrappone al caos o è un ordine che si genera spontaneamente dal caos e che genera così ordine dal pensiero stesso?

Da Kant in poi la filosofia ha scelto di solito la prima soluzione e la filosofia contemporanea non è che una variante di quella kantiana.

Mentre Deleuze, sulle orme di Leibniz e in una prospettiva apertamente metafisica, sceglie la seconda, il caos genera ordine, produce spontaneamente isole di regolarità, genera forme dall’informe. Ed è proprio questo a consentire al pensiero di ordinarsi o di assumere una forma che lo protegga dall’informe. Quello di Deleuze è un realismo metafisico radicale ci dice che il pensiero è percorso dal caos, ma si ordina, non interpreta, non proietta, non assegna un proprio ordine alle cose, non c’è nessuna dicotomia pensiero- realtà, o pensiero- essere nella filosofia di Deleuze.

Il pensiero trae il proprio ordine direttamente dalle cose, innumerevoli gli interrogativi, mi sento di avervi fornito gli elementi necessari per approfondire…

Scopri di più da Monica Mazzini

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