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Hegel l’inquietudine del negativo di Nancy e Sollers “Le passioni di Francis Bacon”

Si trova molto inquietante che un artista abbia detto:

“Noi siamo carne, carcasse in potenza.” (cit.F. Bacon)

Si deve a Hegel quella ragione più comprensiva dell’intelletto, capace di rispettare la varietà degli psichismi, delle civiltà, dei metodi di pensiero, senza rinunciare a dominarli per condurli a una propria verità.

Hegel inaugura il tentativo di esplorare l’irrazionale e integrarlo a una ragione allargata.

Collega dottrine, ricerca un linguaggio comune, il pensiero hegeliano di per sé non corrisponde alla “verità” che cerchiamo, ma in lui troviamo, in vita e in pensiero, tutte le nostre opposizioni.

Kierkegaard che ha impiegato, per primo, il termine esistenzialismo in senso moderno, si è deliberatamente opposto a Hegel, secondo Kierkegaard ha costruito un palazzo di idee in cui tutte le opposizioni della storia vengono superate, ma solo dal pensiero.

La sua sintesi non è reale perché finge di ignorare di essere il prodotto di un certo individuo e di un certo tempo. In accordo con Marx, Kierkegaard critica di Hegel questa dimensione sovrastorica.

Ma se l’Hegel del 1827 è soggetto al rimprovero di idealismo, non si può dire altrettanto dell’ Hegel del 1807. “La Fenomenologia dello Spirito”, non è solamente una storia delle idee, ma è storia di tutte le manifestazioni dello Spirito: costumi strutture economiche, giuridiche e opere di filosofia.

Hegel, nei “Principi della filosofia del Diritto”, aveva detto chiaramente che i filosofi non fanno la storia, ma si limitano a esprimere sempre una situazione del mondo acquisita prima di loro e la “Fenomenologia dello Spirito” non cerca di fare entrare la storia totale negli schemi di una logica prestabilita, ma di rivivere ogni dottrina e ogni epoca.

Il filosofo non deve sostituirsi alle esperienze dell’uomo, deve limitarsi a raccoglierle e a decifrarle quali la storia gliele consegna.

In che senso si manifesta un esistenzialismo in Hegel? Egli non si propone di concatenare i concetti, ma di rivelare la logica immanente dell’esperienza umana in tutti i suoi settori. Non si tratta più, come nella “Critica della Ragion Pura” di Kant, di sapere a quale condizione l’esperienza scientifica sia possibile, ma di cercare di afferrare in generale come sia possibile l’esperienza morale, estetica e religiosa, di descrivere la situazione fondamentale dell’uomo di fronte al mondo e di fronte agli altri, di cercare di riflettere sulle religioni, le morali, le opere d’arte, sistemi economici e giuridici come altrettante maniere per l’uomo di fuggire le difficoltà della sua condizione o di come affrontarle in modo consapevole. Occorre considerare quel sapere assoluto che conclude l’evoluzione dello spirito- fenomeno, in cui la coscienza si identifica e la vita spontanea riprende possesso di sé, più che una filosofia, è una maniera di vita.

Così, il carattere antifigurativo della pittura di Bacon. Questo sfuggire al figurativo che Deleuze pone in evidenza, libera dalle pre- occupazioni.

Facciamo un passo indietro. Alla base della credenza figurativa sta infatti un’errata convinzione, che il pittore debba riempire una tela bianca e che debba riprodurre qualcosa della realtà, sia essa interna o esterna. La tela in verità non è bianca, ma zeppa di clichè, un luogo gremito di immagini che il pittore ha in testa, ecco allora l’esigenza di svuotare la tela dalle sue pre- occupazioni. Così come cercava di fare Cézanne, sfuggendo ai luoghi comuni e dando un’interpretazione intuitiva agli oggetti reali. Ecco che anche in Hegel vi è una filosofia non realistica o idealistica, ma come esistenza umana che cerca di autocomprendersi.

Cézanne come Bacon non ricercano l’imitazione formale, ma quella materiale essenziale, in Cézanne che rende la mela non un oggetto, ma la mela come sensazione, come corpo. Mira a far emergere la vera essenza delle cose che non può essere imitata o riprodotta. La pittura deve distruggere l’immagine fotografica della realtà. Se per Platone, infatti, il problema ontologico si gioca sull’imitazione della forma, “eidos”, la mela reale è imitazione dell’idea della mela per Platone, quindi l’immagine riprodotta è copia della copia, allora l’immagine dipinta viene svalutata, spaccia per vero ciò che non è.

L’ottica della pittura moderna si stacca dall’eidos, diviene aisthesis, sensazione, percezione sensoriale e non può essere imitata, va ricreata continuamente nuova e diversa.

Esperienza che non è più la mela, ma il “melesco”, la figura della mela, il suo corpo, ritmo di sensazioni in cui essa consiste. Come i giapponesi sapevano da secoli, non basta una vita soltanto per dipingere un filo d’erba, una mela,…

Spesso, se mettiamo in relazione, quasi in un intreccio, filosofia e arte figurativa, in questo caso Hegel, Bacon pittore con la supervisione di Nancy, questo esperimento inferenziale si rivelerà una miniera da cui scaturiscono, dal nostro sottosuolo, dal nostro scavo, numerose pietre preziose, ciò richiederà fatica, dedizione, ma anche la straordinaria esperienza della scoperta, vedere spirito e cose, uomo-mondo con occhi e sensi sempre nuovi e rinnovati

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