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Il nostro mondo interiore ci parla attraverso simboli, archetipi…

Attingiamo dai mitologemi di testi antichissimi occidentali e orientali

Avventuriamoci con curiosità e con la mente libera dai preconcetti…

Questi archetipi vanno a popolare l’inconscio collettivo, i miti dei popoli sono autentici esponenti dell’inconscio collettivo. Tutta la mitologia sarebbe una specie di proiezione dell’inconscio collettivo e i primi individuati da Jung sono:

Persona che dal latino personam significa maschera e corrisponde alla parte esteriore della personalità umana.

Ombra che è l’insieme degli aspetti psichici costellanti tutto ciò che è incompatibile con l’equilibrio cosciente.

Animus per la donna e l’Anima per l’uomo, in realtà la parte femminile e maschile che c’è in entrambi.

Il Vecchio Saggio che è il principio spirituale guida della conoscenza e dello sviluppo.

Tutto ciò attinge dalle dottrine primitive delle origini e espressione degli archetipi sono il mito e la favola, l’espressione archetipo si trova nell’opera “De opificio mundi di Filone” Giudeo, in Ireneo, in Dionigi l’Areopagita e nel Trattato aureo di Trismegisto, esso è tutto quel contenuto inconscio che si è trasformato e fa ricorso a manifestazioni solari, lunari, metereologiche, è l’allegoria di un contenuto inconscio.

Si va alla ricerca delle immagini operanti, delle forme intellettive che calmano l’inquietudine del cuore e dell’intelletto.

Jung afferma che la nostra eredità naturale si è volatilizzata, anche lo spirito per parlare come Eraclito, è sceso dalla sua altezza infuocata.

Jung racconta nel saggio “Gli archetipi dell’inconscio collettivo” che un teologo protestante fece più volte lo stesso sogno: si trovava sul versante di una montagna sotto la quale giaceva una valle profonda che conteneva un lago oscuro. Egli sapeva in sogno che qualcosa lo aveva fino ad allora trattenuto dall’avvicinarsi al lago, ma quella volta decise di raggiungerlo. Mentre si avvicinava alla riva, l’atmosfera si fece buia e tetra e un colpo di vento guizzò all’improvviso sullo specchio dell’acqua. Allora, preso dal panico si svegliò. Il dormiente scende nelle profondità del suo essere, nel sogno il vento, pneuma, spira dove vuole, occorre che l’uomo discenda all’acqua perché questa si animi, ogni sogno mostra il linguaggio naturale del simbolo.

L’acqua è il simbolo più corrente dell’inconscio, è il drago acquatico del Tao, uno yang accolto nello Ying. La discesa sembra precedere sempre l’ascesa. L’acqua, scrive Jung, è palpabile, terrena, è anche sangue che scorre, fluidità del corpo, la carnalità gravida di passioni. Chi guarda nello specchio dell’acqua, vede per prima cosa la propria immagine, dietro la maschera, il vero volto, incontrare l’Ombra è esperienza sgradevole, ma consente di far affiorare l’inconscio personale, appunto ciò che è Ombra.

Dobbiamo imparare a conoscere noi stessi, si apre la porta dell’indeterminatezza, non c’è alto- basso, sopra- sotto. I riti propiziatori, le danze, la purificazione esorcizzano le nostre paure, primitiva o meno, l’umanità sta sempre al confine di cose che essa stessa compie, ma che non controlla. Il pericolo maggiore che ci minaccia è non poter prevedere la reazione della psiche. Per fare un esempio, il mondo intero vuole la pace e il mondo intero si arma per la guerra, seguendo il detto:” si vis pacem, para bellum”.

Simboli che si legano al Santo Graal, al pescatore, alla lontra, all’ondina che Jung riferisce all’essere femminile incantatore, , sirene, melusine, ninfe dei boschi che seducono giovani, proiezioni di fantasie. Queste entità rappresentano l’Anima e tutto quello che tocca diventa numinoso, Assoluto, pericoloso, soggetto a tabù, magico.

La vita in sé non è soltanto un bene, l’Anima vuole il bene e il male, nel regno degli elfi queste categorie non esistono, l’anima crede nel bello e buono, concetto primitivo anteriore alla scoperta tra estetica e morale. Se il confronto con l’Ombra è opera dell’apprendista, il confronto con l’anima è opera del maestro. Il rapporto con l’anima è infatti una prova di coraggio, una prova del fuoco per le forze spirituali e morali dell’uomo.

All’uomo antico l’Anima appare come una dea, invece nel Medioevo l’uomo la raffigura come la Madonna e la Madre Chiesa. E’ proprio il caos improvviso, terrificante a rivelare un significato profondo e quanto più questo significato si fa manifesto, quanto più l’Anima perde il suo carattere impetuoso e coercitivo. Saggezza e follia non soltanto appaiono nella natura elfica come una cosa sola, ma sono una cosa sola fin quando sono rappresentate dall’Anima. La vita è folle, la vita è banale e tutto si riduce al livello più basso.

L’uomo si è svegliato in un mondo che non comprende, per questo tenta di interpretarlo.

L’archetipo del significato, come l’Anima è semplicemente l’archetipo della vita.

Prendiamo per esempio la parola “idea”, essa ci riporta al concetto di eidos in Platone e le idee eterne sono immagini primigenie come eterne forme trascendenti. Oppure prendiamo il concetto di Energia, un tempo era il fuoco misterioso degli alchimisti, il phlogistòn, la potenza calorifica inerente alla materia o al fuoco vivente di Eraclito, forza viva, risanatrice, accrescitrice, chiamata comunemente Mana.

Il pensiero era oggetto di percezione interna, non era pensato, ma sentito come fenomeno, in un certo qual modo veduto o udito. Il pensiero era essenzialmente rivelazione, non era inventato, ma imposto o convincente per la sua diretta realtà. Il pensare precede la coscienza primitiva dell’io. Jung ci presenta un sogno dove i due maghi bianco e nero sono i due aspetti del Vecchio Saggio, del maestro e guida, dell’archetipo dello spirito che rappresenta il significato preesistente nascosto nella vita caotica. Il mago nero e il cavallo nero corrispondono alla discesa nell’oscurità, nei sogni.

Il Mago, sinonimo del Vecchio saggio, si richiama in linea diretta alla figura dello stregone nella società primitiva, una sorta di demone immortale che penetra le tenebre, guida e psicopompo delle anime. Neppure Nietzsche, il distruttore delle tavole della legge, ha potuto sfuggire a personificarlo in Zarathustra, in cui ha reincarnato lo spirito superiore di un’età quasi omerica, portatore della propria illuminazione e dell’estasi dionisiaca, forme personificate come Ermete Trismegisto, Thot, Orfeo.

Il processo simbolico è un’esperienza nell’immagine e dell’immagine.

A ciò va collegato e integrato l’inconscio collettivo eredità del passato ancestrale di ognuno di noi, attraverso i sogni e l’immaginazione attiva.

Sondiamo…

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