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Manuale di Epitteto

Una perla che dovevo presentare per rammentare prima di tutto a me stessa una serie di presupposti che se applicati quotidianamente, possono farci apprezzare la vita e il rapporto con gli altri in modo più autentico e scevro da pregiudizi, preoccupazioni, retropensieri. Ci accosteremo alle nostre esperienze ogni giorno in modo più libero e consapevole. Saremo più sereni.

Sembra scontato, ma non lo è mai abbastanza, il fulcro del pensiero di questo filosofo stoico che ci esorta a discernere ciò che dipende da noi, da ciò che non riguarda l’esercizio della nostra volontà. Il suo approccio oltre a essere attuale, è ottimista, ci dice che potremo essere felici a patto di riuscire a liberarci da ciò su cui non possiamo intervenire.

Abbiamo il dovere di lasciare andare tutto ciò che non dipende da noi, non possiamo modificarlo, controllarlo, quindi sarebbe uno spreco di energie inutili tentare anche solo un’azione su questi aspetti. Per essere felici, seguendo questi ragionamenti, bisogna allenare la nostra capacità di capire e focalizzare il nostro impegno su ciò che possiamo cambiare, accettando il corso naturale degli eventi. Ciò che ci fa soffrire deriva spesso, non da un evento esterno, ma da un nostro giudizio errato, esagerato, falsato su di esso. Liberiamoci da giudicare buoni o cattivi, gli altri, le cose,…

Importante è il concetto di proairesis, sviluppare cioè la capacità di scegliere consapevolmente e razionalmente focalizzandoci sul nostro mondo interiore, su azioni, desideri, avversioni, giudizi,…su questo possiamo avere potere, consapevolezza e migliorare. Le opinioni altrui, gli altri in generale, non devono esercitare nessun influsso negativo, essere fonte di turbamento, non dipendono da noi.

Questa visione, che affascini o meno, non avrebbe nessun valore senza la pratica, quindi ci sprona a allenare e a tradurre in azione tali presupposti.

Parrebbe che siamo chiamati a esercitare il discernimento costante e Epitteto si raccomanda di sospendere l’assenso, fino a quando la ragione non ha determinato la natura della cosa e indichi se a essa possa o no applicarsi il nostro volere.

Importante essere in costante contatto con le cose, ciò che esse producono in noi in termini emotivi, affettivi, di valore d’uso. Facendo questo esercizio ricordiamo che quell’oggetto o persona hanno certe caratteristiche, possono rompersi, morire, ciò ci prepara a affrontare l’evento negativo, non ci coglierà alla sprovvista e la ricaduta emozionale di dolore sarà meno travolgente, potremo governarla senza rischiare di farci schiacciare.

Anche per quanto riguarda la morte, essa non è dolorosa in sé, ma per l’opinione e il terrore che ne hanno gli uomini, Epitteto accenna a Socrate che non la trovò un male. Gli uomini sono agitati e turbati non dalle cose, ma dalle opinioni che hanno su di esse.

Ogni bene, come ogni male è temporaneo. Se dell’aspetto transeunte del male ci consoliamo, i beni perduti, i lutti, ci prostrano e ci fanno cadere in profonda disperazione. Ma se ogni bene è temporaneo, ci è concesso, poi ci viene tolto, ma non è nostro, non lo possediamo, è vano lamentarsene. Esso che sia un bene materiale o un figlio, appartiene all’ordine provvidenziale delle cose che ora le avvicina e ora le allontana da noi.

Epitteto dice: “Non dire mai di cosa veruna io l’ho perduta, ma, bene, io l’ho restituita.”

Qui starei in silenzio, per dare tempo alle parole di risuonare…

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