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Tramonto del valore verità e prospettivismo di Charles Sanders Peirce

Al tramonto del valore di verità si incontra il prospettivismo.

Non ci sono fatti, solo interpretazioni.

Nessuna interpretazione può pretendere di incarnare una prospettiva centrale, migliore di altre. Tutti gli accadimenti hanno egual valore. “Il prospettivismo” solitamente riferito a Nietzsche, qui assume il valore semiotico di una conoscenza secondo la quale non possiamo cogliere la realtà in modo assoluto, solo attraverso mediazioni e punti di vista.

Ogni individuo ha in sé tutta la linea dell’evoluzione, se contrasto l’individuo contrasto tutta l’evoluzione, non posso non riconoscere che tutto ha egual valore, se nego a qualcuno lo stesso valore, nego tutto, escludo tutto quanto.

Ogni giudizio è l’universo nel suo sviluppo diceva Peirce.

Non c’è la prospettiva, ma il il prospettivismo, perché le prospettive sono infinite e reciproche, ogni conoscenza si fonda su inferenze precedenti.

Va a fondo autore e testo, l’autore è scriba del caos.

Se non ci sono che interpretazioni, cioè accadere di prospettive il loro valore non è di essere vere, a sua volta questa è un’interpretazione.

Qual è allora il senso dell’accadere? In ogni accadimento c’è prepotenza, ho ragione io! Incarno la potenza della mia interpretazione.

Ogni parola, gesto che esprimo trae le sue ultime conseguenze, sta imponendo. Ma tutti hanno ragione, la mia potenza si confronta con altre potenze, tutti in relazione con gli altri nell’imposizione di sé , ma vanno tutti bene.

Si realizza un gioco di resistenza reciproca.

Ogni quantum, ogni atomo di potenza, dice tutto l’universo che è sono io, ma se la mia forza si scontra con l’irradiazione degli altri, l’irradiazione di volontà di potenza cessa, accade continuamente così: vi è annientamento reciproco, di resistenze reciproche in un vortice che non può assumere punti di vista privilegiati, nessun centro, nessuna periferia come aveva detto Giordano Bruno. Non ci sono cose, esse sono una finzione costruttiva della potenza, non ci sono leggi.

Se noi per utilità di calcolo sappiamo tradurre gli accadimenti in leggi, formule, meglio per noi.

La scienza ci dà misure, tutte astrazioni, finzioni, esercitano una potenza. Ecco il valore della conoscenza e di tutte le semiotiche. I sensi e il linguaggio sono una mera semiotica, nulla più.

Tatto, sguardo, linguaggio, gesto sono segni, una sorta di semiotica universale.

La volontà di potenza non è un essere, non è un divenire, un pathos.

Peirce diceva: “Si parte dal sentimento e si va alla logica, si parte dall’intuizione, non viceversa.” Sentimento, volontà di potenza, pathos. A si oppone a B allora stanno in una localizzazione, in un agire, sono separati perché connessi.

Sono quel che sono per rimbalzo di ciò che nego negli altri e viceversa in un vortice infinito.

Decisiva critica mondo vero – mondo apparente, dei due il primo mondo vero è meramente fittizio, è una costruzione, è una semiotica, l’apparenza appartiene anche alla realtà, apparenza è in relazione, è un mondo semplificato, nessuna parola dice la verità, neanche quelle che, paradossalmente, ci sta dicendo Nietzsche stesso, sono un mondo accomodato e semplificato in cui hanno operato i nostri istinti pratici, così possiamo vivere in questo mondo.

Non esiste un mondo in sé, esso è essenzialmente mondo di relazione. Quando parlo non sto dicendo nessuna verità, sto esibendo una relazione per vivere in questo mondo.

Ogni mondo di relazione ha una faccia diversa e ogni punto diverso.

Abbiamo bisogno di esercitare la nostra potenza, in relazione, dobbiamo misurarci, confrontarci per vivere in questo mondo. Subire e agire volontà di potenza sono una cosa sola, si misurano reciprocamente, operano e resistono. La volontà di potenza, il quantum, è la mia disperata maniera per poter reggere come singolo. La volontà di potenza ci sta dicendo Nietzsche in modo lucidissimo nel 1888 non è una dottrina, ma un esercizio di vita per reggere.

Tutto ciò che è ha detto di sì, accogliendo anche la fatalità del tramonto.

Zarathustra è colui che accetta di tramontare. Volontà di potenza tollera l’eterno ritorno del piccolo uomo, volontà di vita e volontà di nulla si identificano, l’uomo preferisce ancora volere il nulla piuttosto che non volere. La volontà di potenza sta dietro filosofie, arti, religioni.

Appare intollerabile prendersi in carico il fatto che quello che diciamo non è vero.

In ogni relazione: costitutiva, strutturale, reciproca, infinita, vorticosa, noi siamo di fronte a un incontro, qualcosa di etico, non di teoretico, ha da transitare.

Scopri di più da Monica Mazzini

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