Chi sono i rabbiosi?
Tutti coloro che sono intrappolati in una sofferenza in cui, erroneamente, a livello subconscio, si pensa di liberarsi dal proprio dolore infliggendolo a altri. Per liberarsi dalla trappola della rabbia occorre individuare il grido dietro a essa. La rabbia è l’emozione dell’autoprotezione per eccellenza. Gli irascibili desiderano proteggere il proprio valore personale, le proprie necessità, le proprie convinzioni interiori. Vogliono sentire di avere un valore e sono disturbati se ritengono che gli altri non possano o non vogliano rapportarsi a loro in modo che si ribadisca tale valore personale.
Tendono, tuttavia a danneggiarsi da soli, perché non sono capaci di comunicare tale legittimo messaggio, dettato dall’autoprotezione. Esprimono i loro bisogni in una maniera così sgradevole da far sì che il destinatario non vi legga niente di buono. Occorre approcciare la rabbia in modo costruttivo, chiedendo di essere trattati in maniera più appropriata senza che la richiesta si tramuti in un’occasione per sminuire l’altro.
Sentendosi svalutati, i collerici a loro volta riversano questo disagio sull’interlocutore e ciò si rivela, nel migliore dei casi poco proficuo per entrambi e nel peggiore, proprio deleterio e distruttivo.
Si fa “terra bruciata” della relazione.
Migliorare nella comunicazione è indispensabile, ma in primis occorre lavorare sui fattori scatenanti e sulle motivazioni profonde che generano questa emozione così pregna di energia.
I collerici sono feriti e fragili, può sembrare la loro una reazione alla mancanza di cooperazione da parte di qualcuno, ma è anche riconducibile al dolore e al rifiuto provati nell’infanzia. Infatti, sotto sotto, hanno la convinzione che il mondo sia un luogo ostile, spesso antipatico, popolato da gente di cui non ci si può fidare mai del tutto. Apparentemente appare una reazione a una frustrazione momentanea, in realtà la rabbia è alimentata da radici che affondano nella memoria di una situazione di rifiuto, in cui almeno un genitore era un iracondo.
La rabbia nasce dalla dolorosa scoperta che l’amore è una cosa vaga e che il giudizio, il rifiuto e l’abbandono sembrano realtà più concrete. Se avete alle spalle un passato di delusione o di difficoltà di relazione, potreste, nel subconscio, essere in cerca di prove che perpetuino le vostre convinzioni pessimistiche sulla vita. Les Carter individua delle convinzioni errate di cui dovremmo prendere consapevolezza per uscire dalle trappole.
1 La divergenza per i collerici genera dolore, quindi occorre mettersi sulla difensiva, non hanno fiducia che il confronto possa portare delle soluzioni.
2 il conflitto secondo la seconda convinzione errata è una spia infallibile del rifiuto. Si respira il senso di essere sminuiti, non riconosciuti, non sostenuti.
Agli adulti collerici non è stato inviato dai genitori un messaggio d’amore incondizionato e ciò ha lasciato un punto interrogativo nella mente del bambino in fase di sviluppo, questi individui hanno imparato a reagire al conflitto con un atteggiamento di insicurezza.
3 la terza convinzione errata è che sia impossibile affrontare costruttivamente con gli altri le necessità legate all’autoprotezione.
In Consulenza, da qualsiasi punto si parta, ci si allena a riconoscere i segnali di escalation…
In Consulenza si diventa sempre più consapevoli e meno schiavi, ma occorre lavorare sodo per gestire questa emozione così piena di energia da rischiare di bruciare tutto e tutti.
I collerici possono imparare far valere le proprie legittime convinzioni in un modo da favorire la nascita di rapporti nutrienti, l’amore e la cooperazione. Non occorre usare modi bruschi per farsi rispettare, anzi. La calma e la forza non si escludono a vicenda. Una comunicazione dura e violenta non è una manifestazione di forza, ma di debolezza.
Il messaggio del collerico è “ Ho paura che non rispetterai quello che ho da dire, perciò devo ricorrere a una tattica molto energica per ottenere la tua attenzione.”
Al contrario, bisognerebbe portare avanti con calma e con fermezza ciò che si pensa:
”Credo in quello che dico e invito anche te a credere in me.”
Impareremo a separare il senso di rabbia, molto veloce e repentino, dalle persone che l’hanno provocata, questo è fondamentale.
Ma è solo l’inizio di un lavoro che con l’esercizio di un lucido discernimento quotidiano porta a gestire ciò che ora lascia dolore, frustrazione e ci intrappola togliendoci in nostro potere personale.