L’altro aspetto importante consiste nel trovare parole che riescano a esprimere la verità della sventura che attraverso le circostanze esterne rendano sensibili e il grido sempre lanciato nel silenzio: “Perché mi viene fatto del male?”
Il poeta dell’Iliade, Eschilo,Sofocle, Shakespeare con il Re Lear, Racine quando scrisse Fedra, ma anche un idiota del villaggio, nel senso letterale dell’espressione, che ami realmente la verità, anche emettesse soltanto balbettiii, riguardo al pensiero è infinitamente superiore ad Aristotele, più vicino a Platone. L’amore della verità si accompagna sempre l’umiltà. L’autentico genio non è altro che la virtù soprannaturale dell’umiltà nell’ambito del pensiero e tra verità e sventura vi è un’alleanza naturale già che l’una e l’altra sono supplici mute, condannate in eterno a starsene prive di voce al nostro cospetto.
Il linguaggio, anche nell’uomo che apparentemente tace, è sempre quello che formula le opinioni. La facoltà naturale denominata intelligenza è relativa alle opinioni.
Il linguaggio enuncia relazioni, tuttavia ne enuncia poche, già che si svolge nel tempo e nella migliore delle ipotesi, uno spirito rinchiuso nel linguaggio è in prigione. Rimane nell’ignoranza dei pensieri che implicano la combinazione di un numero maggiore di relazioni, questi pensieri sono al di fuori del linguaggio non possono essere formulati, sebbene siano perfettamente rigorosi e chiari di ciascuna delle relazioni che li impone e sia esprimibile in parole perfettamente precise. Così lo spirito si muove in uno spazio chiuso di verità parziali senza poter mai accettare neppure uno sguardo su ciò che al di fuori. Se uno spirito prigioniero ignora la propria prigionia vive nell’errore e uomini dall’intelligenza estremamente brillante possono nascere, vivere e morire nell’errore e nella menzogna. In costoro l’intelligenza non è un bene e neanche un vantaggio.
Un uomo intelligente e fiero della propria intelligenza somiglia a un condannato fiero di avere una cella grande. Uno spirito che sente la propria prigionia vorrebbe dissimularla a se stesso, ma se ha orrore della menzogna non lo farà, dovrà allora soffrire molto, cozzerà contro il muro fino al delirio, si ridesterà, guarderà il muro con timore, poi un giorno rincomincerà fino a cadere di nuovo in delirio e così di seguito senza fine, senza alcuna speranza. Ma un giorno si desterà dall’altra parte del muro, forse sarà ancora prigioniero in una cella soltanto più spaziosa, ma che importa? Ormai è entrato in possesso della chiave, il segreto che abbatte il muro, è pervenuto al di là di ciò che gli uomini denominano intelligenza, egli è là dove ha inizio la saggezza.
Ogni spirito prigioniero del linguaggio è capace soltanto di opinioni, ogni spirito divenuto capace di cogliere pensieri inesprimibili a causa della moltitudine di rapporti che vi si combinano, seppur più rigorosi e luminosi rispetto a quanto il linguaggio più preciso esprime, ogni spirito pervenuto a questo abita già nella verità, la certezza e la fede senza ombra gli appartengono. Un idiota del villaggio è vicino alla verità quanto un bambino prodigio, l’uno e l’altro ne sono separati soltanto da un muro e non si entra nella verità senza essere passati attraverso il proprio annientamento, senza aver soggiornato a lungo in uno stato di estrema e totale umiliazione.
Il grado e la natura della sofferenza che costituisce in senso proprio una sventura differiscono molto a seconda degli esseri umani, se qualcuno ammette la realtà della sventura deve dire a se stesso che un concorso di circostanze che non controlla può togliere in qualsiasi momento qualsiasi cosa, può dirsi che non c’è nulla che non può perdere, in qualsiasi momento può abolire ciò che lui, è emettere al suo posto qualsiasi cosa vile e spregevole, pensare questo con tutta l’anima equivale a sperimentare il niente.
Viene detto da Jung:”Che io viva nel modo più pieno possibile”
Non è poi così importante che io faccia carriera o realizzi grandi cose per me stesso. Ciò che conta e dà senso alla mia vita è che io viva nel modo più pieno possibile per realizzare la volontà divina che è in me.
Questo compito mi occupa a tal punto che non mi resta tempo per nient’altro. Vorrei farvi notare che, se tutti vivessimo in questo modo… avremmo una vita ricca di senso e non, come ora, pura follia.
Ciò che la natura chiede al melo è che produca mele, e al pero che produca pere. Da me la natura vuole che io sia semplicemente un uomo, ma un uomo cosciente di ciò che fa”.
Gli sventurati ci dice Simone Weil sono quasi sempre sordi anche l’uno nei confronti dell’altro e solo l’operazione soprannaturale della Grazia fa sì che un’anima passi attraverso il proprio annientamento fino al luogo dove si accede a quel genere di attenzione che la sola permettere di essere attenti alla verità e alla sventura, è un’attenzione intensa, pura, senza movente, gratuita, generosa, e questa attenzione è amore. Lo spirito di giustizia, di verità non è altro che quella particolare specie di attenzione che è puro amore e la bellezza è il mistero supremo di quaggiù
Lo splendore della bellezza viene diffuso sulla sventura dalla luce dello spirito di giustizia e di amore, il solo che permette a un pensiero umano di guardare e riprodurre la sventura quale è. Tutto ciò che procede dall’amore puro è illuminato dallo splendore della bellezza, benché in modo assai confuso e mescola molte false imitazioni.
La bellezza è percepibile all’interno della cella dove ogni pensiero umano si trova all’inizio prigioniero egiustizia, verità, bellezza sono sorelle e alleate, con tre parole così belle non occorre cercarne altre.
Cosa significa giustizia?Vigilare che non sia fatto del male agli uomini.
Viene fatto del male a un essere umano quando grida interiormente: “Perché mi viene fatto del male?”
L’altro grido è: “Perché l’altro ha più di me? È relativo al diritto, bisogna imparare a distinguere questi due gridi e a mettere a tacere il secondo quanto più si può, con la minore brutalità possibile, servendosi di un codice, dei tribunali e della polizia.
Ma il grido:- Perché mi viene fatto del male? Pone problemi totalmente diversi per i quali è indispensabile lo spirito di verità, di giustizia, di amore e in ogni anima umana si leva di continuo la richiesta che non le sia fatto del male, spetta agli uomini vigilare che non sia fatto del male agli uomini. Quando si fa del male a qualcuno,in lui penetra realmente il male, non solo il dolore, la sofferenza, ma altresì l’orrore stesso del male. Così come hanno il potere di trasmettersi vicendevolmente del bene, gli uomini hanno pure il potere di trasmettersi del male. La saggezza eterna non lascia tuttavia l’anima umana in completa balia del capriccio degli eventi e della volontà degli uomini. Il male inflitto dall’esterno a un essere umano sotto forma di ferita esaspera il desiderio del bene e suscita quindi automaticamente la possibilità di un rimedio. Se la ferita è penetrata in profondità il bene desiderato è il bene perfettamente puro e la parte dell’anima che domanda perché mi viene fatto del male coincide con la parte profonda che in ogni essere umano, anche in quello più contaminato, è rimasta fin dalla prima infanzia perfettamente intatta e perfettamente innocente. Preservare la giustizia, proteggere gli uomini da ogni male, significa innanzitutto impedire che venga loro fatto del male. Per coloro che lo hanno subito capito significa cancellarne le conseguenze materiali, mettere le vittime in una situazione tale che la ferita, se non è penetrata troppo in profondità, guarisca naturalmente grazie al benessere. Ma se la ferita ha straziato tutta l’anima, significa inoltre e innanzitutto dare loro da bere del bene perfettamente puro e coloro che sono divenuti estranei al bene al punto da cercare di diffondere il male intorno a sé, possono essere reintegrati nel bene soltanto se si infligge loro del male e bisogna infliggerne fino a quando si svegli in fondo a loro la stessa voce perfettamente innocente che dice: “Perché mi viene fatto del male?”
Bisogna che questa parte innocente dell’anima del criminale riceva del nutrimento e cresca fino a costituirsi essa stessa in tribunale all’interno dell’anima, per giudicare i crimini passati, per condannarli in seguito con il discorso della Grazia, per perdonarli, allora l’operazione del castigo è stata ultimata, il colpevole è integrato nel bene. Fare dell’idea di giustizia repressiva il movente centrale nello sforzo della guerra e della rivolta è più pericoloso di quanto si possa immaginare e ogni volta che al giorno d’oggi un uomo parla di castigo, di punizione, di retribuzione, di giustizia in senso punitivo, si tratta soltanto della più meschina vendetta. Teniamo così poco conto di questo tesoro della sofferenza e della morte violenta che il Cristo ha preso per sé e che offre così spesso a coloro che ama.
Il granello di senape è più piccolo dei semi e Proserpina non ha mangiato che un solo chicco di melagrana, una perla sepolta in un campo non è visibile nell’impasto e non si distingue il lievito, ma come nelle reazioni chimiche i catalizzatori o i batteri di cui lievito è un esempio, alla stessa stregua delle cose umane i granelli impercettibili di bene puro operano in maniera decisiva grazie alla loro presenza se sono collocati là dove è necessario.
Quando si tratta del potere delle parole si tratta sempre di un potere illusorio ed erroneo, ma per effetto di una disposizione provvidenziale vi sono alcune parole che, se ne viene fatto buon uso, hanno in sé stesse le virtù di illuminare, di sollevare verso il bene, sono le parole alle quali corrisponde una perfezione assoluta e per noi inafferrabile. La virtù di illuminazione, di trazione verso l’alto, risiede in queste parole stesse.